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Cambiamento climatico: le indicazioni di AdaPT Mont-Blanc

Nel gennaio 2020 il clima è stato quasi primaverile. Con quali conseguenze? Il rapporto sul cambiamento climatico nell’Espace Mont-Blanc cerca la risposta

A chi si chiede come sia possibile che, in pieno gennaio, ci siano le prime fioriture o come mai le temperature oscillino tanto nell’arco di poche ore, un esperto risponderebbe che stiamo vivendo esattamente ciò che ci si poteva aspettare da un punto di vista scientifico, esattamente come descritto dagli scenari di evoluzione del clima. Il cambiamento climatico è qui e ora! Basti pensare che gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi dal 1880, cioè da quando la Nasa e la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) effettuano le rilevazioni delle temperature. Le conseguenze sono già in atto in tutto il pianeta con effetti sempre più evidenti sull'ambiente e con ricadute che coinvolgono tutti i settori economici.

L’evoluzione del clima nell’area dell’Espace Mont-Blanc è stata analizzata nel Rapport Climat al quale ha lavorato l'équipe scientifica del progetto AdaPT Mont-Blanc (composta per la Valle d’Aosta da ARPA Valle d’Aosta e da Fondazione Montagna sicura). Ha fornito indicazioni sull’andamento atteso in base a diversi parametri climatici e al loro impatto sull’ambiente e le attività umane, con proiezioni al 2035, al 2050 e al 2085.

Rispetto ai cambiamenti climatici attesi, emerge che l’aumento delle temperature medie annuali è destinato a continuare con un incremento del riscaldamento previsto tra 1 e 2 gradi centigradi entro il 2035, tra 2 e 3 entro il 2050 e tra 3 e 6 entro la fine del XXI secolo. I modelli delle precipitazioni annuali risultano, invece, più incerti. Se, da un lato, la quantità totale di precipitazioni non dovrebbe cambiare, sarà diversa la ripartizione delle stesse tra le stagioni, con un aumento nel periodo invernale tra il 5 e il 15% e una riduzione di quelle estive tra il 5 e il 10%, nel 2035, e tra il 10 e il 20% nel 2050 e alla fine del secolo.

Questa combinazione di temperature più alte e di precipitazioni ridotte durante il periodo estivo porterà anche a maggiori rischi di siccità: una riduzione del bilancio idrico estivo tra il 15 e il 40% è prevista dal 2035 a soprattutto in media montagna (sotto i 2000 m) e in fondovalle.

Il ghiacciaio di Trajo, in Val di Cogne (Aosta), uno dei ghiacciai più esposti a rischio di forte arretramento. ©Dipartimento ambiente della Regione autonoma Valle d'Aosta
Il ghiacciaio di Trajo, in Val di Cogne (Aosta), uno dei ghiacciai più esposti a rischio di forte arretramento. ©Dipartimento ambiente della Regione autonoma Valle d'Aosta

+2,5 gradi: Quali saranno le conseguenze?

Partendo da tali proiezioni, il rapporto consente di ipotizzare quali saranno gli impatti dei cambiamenti climatici sull’ambiente naturale (acque, agricoltura, foreste, biodiversità) e sul settore socio-economico, del turismo in particolare. Gli impatti si possono ritenere certamente contrastanti, quasi inimmaginabili oggi ma realistici con un orizzonte temporale sufficientemente ampio.

Gli spunti di riflessione sono davvero molti, ma facciamo qualche esempio per dare un’idea più concreta degli impatti sulla vita quotidiana del territorio valdostano:

Guarda i videoclip informativi di AdaPT Mont-Blanc

video di presentazione a cura del Dipartimento ambiente della Regione autonoma Valle d'Aosta

PIÙ VERDE

Gli studi dimostrano che, negli ultimi anni, la Valle d’Aosta sta diventando sempre più verde: aumenta cioè lo spazio coperto da prati e boschi. Ciò è causato dall’aumento di temperatura che si registra a scala planetaria e ancor più sulle montagne: boschi e prati rimangono verdi più a lungo nell’arco della bella stagione e il bosco che diventa gradualmente più fitto.

Arpa Valle d’Aosta spiega che «una vegetazione più vigorosa ed estesa contribuisce maggiormente a ridurre la quantità di anidride carbonica in atmosfera, mitigando gli effetti delle emissioni prodotte dall’uomo. Questa tendenza sul lungo periodo è però indebolita sempre più spesso da episodi di segno opposto, dove assistiamo ad un minor vigore della vegetazione, in risposta a episodi meteorologici estremi come le prolungate siccità estive».

Il TURISMO CHE CAMBIA

Il turismo estivo potrebbe paradossalmente beneficiare delle canicole estive della pianura: la montagna diventa un polo di freschezza per chi scappa dalle città torride. Tuttavia, in alta montagna il riscaldamento porterà a un deterioramento delle condizioni ottimali, soprattutto in termini di sicurezza, necessarie alla pratica dell’alpinismo estivo.

Rispetto al turismo invernale è ormai consolidato il dato che nevichi sempre meno. La riduzione della neve dipende sia dalle condizioni climatiche sempre meno favorevoli all’accumulo di neve (come ad esempio gli inverni più caldi) sia dalle primavere più calde, che portano ad una più rapida fusione del manto invernale.

Cosa si può fare per garantire una copertura nevosa sufficiente per lo sci invernale e ridurre le perdite economiche? Certamente le stazioni sciistiche possono adattarsi al clima che cambia attraverso pratiche alternative per la gestione efficiente della neve (innevamento artificiale, preparazione delle piste, eccetera) ma la disponibilità di acqua è un fattore chiave da considerare. Se le misure di gestione della risorsa idrica saranno applicate in maniera sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, gli impatti della riduzione dell’innevamento naturale potranno essere attenuati.

PAROLA CHIAVE: RESILIENZA

Tutte queste tendenze, non necessariamente contrastanti tra loro, compongono una serie di concause con vantaggi e svantaggi specifici. Impongono di costruire una vera e propria cassetta degli attrezzi per gestire questa variabilità.

Secondo gli scenari più aggiornati, gli impatti colpiranno con particolare intensità le zone montane, già di per sé vulnerabili a una vasta gamma di rischi naturali, pressioni antropiche e ambientali.

Per questo motivo oltre ad agire sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra è fondamentale, sin d'ora, porre in essere tutte le azioni necessarie per adattarsi ai mutamenti già in essere. In questo contesto, la pianificazione territoriale può svolgere un ruolo importante tanto nella riduzione della vulnerabilità e nell'aumento della resilienza del territorio quanto nell'assicurare uno sviluppo sostenibile “a prova di clima” nelle regioni montane.

È anche un’occasione, soprattutto per il settore del turismo, che può cogliere nuove possibilità di sviluppo. I rischi più grandi di perdita di vitalità sono attesi per le stazioni sciistiche al di sotto dei 2.000 metri di altitudine che potrebbero riconvertirsi a un turismo meno sportivo-invernale e più estivo-familiare. Si salverebbe così la media-alta montagna, che offre condizioni ottimali salendo in altitudine. Tuttavia il potenziale aumento di frequentazione porterà a nuove sfide per la pianificazione del territorio e l’adattamento dell’offerta turistica.

IL PROGETTO ADAPT-MONT-BLANC

Il cambiamento climatico travalica i confini geografici e richiede un approccio globale per risolvere le criticità e trovare risposte comuni. Consapevoli di questa sfida, la Regione (Dipartimento ambiente, capofila, e Struttura Pianificazione territoriale) e i partner nell’area del Monte Bianco, la Communauté de Communes de la Vallée de Chamonix Mont-Blanc, il Comune di Courmayeur e il Centro Nazionale della - Laboratorio di Ricerca Scientifica dell’ Université Savoie Mont Blanc Edytem,  si sono riuniti nell'ambito del progetto AdaPT Mont-Blanc – cofinanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Alcotra e avviato nell’agosto 2017 – con l'obiettivo di integrare l'adattamento ai cambiamenti climatici negli strumenti di pianificazione del territorio dell'Espace Mont-Blanc, intesa quale regione pilota dell'ambiente montano transfrontaliero. AdaPT Mont-Blanc si avvale, inoltre, della collaborazione di un partner svizzero, il Cantone del Vallese.

Azione di particolare rilievo sarà la creazione di una “Boite à outils transfrontaliera” contenente tutte le azioni, buone pratiche e casi pilota esaminati nel corso del progetto utili per accompagnare gli amministratori locali, i tecnici e i professionisti nell’attuazione delle scelte più opportune per adattare il proprio territorio al clima che cambia.

Sempre nell’ambito del Progetto sono numerose le attività già realizzate, tra le quali l’organizzazione dei World Café di Martigny, Chamonix e Gressan, quale occasione di discussione dei rischi, delle priorità e delle opportunità legate ai cambiamenti climatici; dei Café citoyen, serate quiz sui cambiamenti climatici; degli incontri transfrontalieri, degli atelier tematici e degli eventi di restituzione dei primi risultati del Progetto.

#AdessoperilNostroFuturo

Secondo video clip del progetto AdapPT Mont-Blanc - Adattamento della pianificazione territoriale ai cambiamenti climatici nell'Espace Mont-Blanc.