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Progetto Elan

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Il Centro Studi Francoprovenzale René Willien, in qualità di partner, ha aderito alla proposta progettuale dal titolo “Elan – La scuola transfrontaliera della lingua francoprovenzale”, in partenariato con l’Association des Fondateurs et Protecteurs de l’Institut Catholique de Lyon, in qualità di capofila.

Il progetto ammonta ad euro 74.853,49 dei quali euro 23.170,39 del Centro Studi Francoprovenzale René Willien. Il progetto dovrà concludersi entro il mese di agosto 2027.

Il progetto è finanziato per euro 18.536,31 a carico del FESR e per euro 4.634,08 da contropartite nazionali (a carico del Fondo di rotazione statale di cui alla legge 183/1987).

Obiettivi

L’obiettivo generale del progetto è salvaguardare il francoprovenzale, una lingua transfrontaliera attualmente in grave pericolo di estinzione nonostante la presenza di circa 110.000 parlanti tra la Francia e la Valle d'Aosta. Inserendosi nel quadro del Decennio internazionale delle lingue indigene promosso dall'UNESCO, l'iniziativa punta a superare la frammentazione degli attuali strumenti didattici attraverso la creazione di un metodo di apprendimento globale, standardizzato e adattabile alle diverse varietà locali.

La vision è orientata a trasformare il francoprovenzale da lingua "in pericolo" a patrimonio vivo, moderno e condiviso dello spazio alpino. L'obiettivo profondo non è solo quello di evitare la scomparsa di un dialetto, ma di legittimare il francoprovenzale come una lingua strutturata, capace di dialogare alla pari con l'italiano e il francese all'interno di un sistema educativo formale.

Attività

I partner intendono perseguire l’obiettivo previsto attraverso una serie di azioni trasversali:

  • Analisi e raccolta dei dati linguistici: la fase iniziale del progetto si concentra sul reperimento e sullo studio scientifico del materiale linguistico necessario per costruire le basi del metodo. Questa attività è fondamentale per garantire che il percorso didattico sia rappresentativo delle diverse varietà locali della Savoia, dell’Alta Savoia e della Valle d’Aosta, permettendo la creazione di uno standard trasferibile e rigoroso;
  • Sviluppo dei moduli didattici secondo il QCER: l’attività centrale consiste nell’elaborazione di due moduli specifici, uno dedicato alla pronuncia e l’altro alla morfosintassi. Questi strumenti sono progettati secondo i parametri del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue, con un focus particolare sui livelli A1-A2 e una struttura pensata per studenti principianti tra gli 11 e i 15 anni;
  • Sperimentazione pilota e validazione: una volta creati, i moduli vengono testati sul campo attraverso una fase sperimentale che coinvolge diversi destinatari, tra cui le scuole secondarie di primo grado e l’ambito associativo. I feedback raccolti durante questa fase pilota sono essenziali per correggere eventuali criticità, stabilizzare i contenuti pedagogici e confermare l’efficacia del metodo prima della sua diffusione definitiva;
  • Formazione dei docenti e dei mediatori culturali: il progetto prevede l’organizzazione di percorsi formativi rivolti a insegnanti, educatori e membri di associazioni culturali. Queste sessioni non rilasciano certificazioni formali, ma hanno lo scopo pratico di fornire ai formatori i supporti didattici strutturati e le competenze metodologiche necessarie per implementare con successo l’insegnamento del francoprovenzale nelle classi e sul territorio.

I risultati attesi che si intendono raggiungere sono i seguenti:

  • Consolidamento delle competenze dei formatori: il progetto mira a fornire a insegnanti, educatori e operatori culturali una formazione continua che permetta loro di integrare il francoprovenzale nell’insegnamento delle lingue romanze. Attraverso lo scambio di buone pratiche su piattaforme dedicate, i docenti saranno in grado di trasmettere i legami storici e linguistici tra francese, italiano e francoprovenzale, valorizzando anche gli elementi della lingua presenti nella toponomastica e nella vita quotidiana;
  • Sviluppo linguistico e cognitivo degli studenti: per il pubblico scolastico (11-14 anni), il risultato principale è il raggiungimento di un livello di competenza A1-A2 nel quadro del QCER. L’apprendimento del francoprovenzale non sarà fine a se stesso, ma fungerà da catalizzatore per costruire reti lessicali tra le lingue romanze, migliorando la predisposizione generale degli alunni verso l’apprendimento di altre lingue straniere e la comprensione dei processi linguistici;
  • Rafforzamento dell’identità e dell’apertura interculturale: l’educazione al francoprovenzale punta a generare nei giovani un più profondo senso di appartenenza alle radici storiche comuni delle regioni coinvolte. Questo processo favorisce un’apertura interculturale basata sul rispetto delle differenze e sulla consapevolezza di un patrimonio etnolinguistico condiviso che unisce, anziché dividere, i due versanti delle Alpi;
  • Valorizzazione del territorio e impatto socio-economico: oltre l’ambito pedagogico, il progetto intende proiettare il francoprovenzale come una risorsa per lo sviluppo locale e il turismo culturale nell’area strategica tra Lione, Ginevra e Torino. Rafforzando l’identità della regione transfrontaliera, si punta a creare un ecosistema culturale dinamico capace di attrarre interesse e stimolare nuove opportunità economiche legate alla promozione del patrimonio regionale.

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